FILM DIMENTICATI : LA DECIMA VITTIMA (1965)

In un imprecisato futuro i governi mondiali hanno deciso di regolamentare la violenza rendendola possibile a determinate condizioni. Attraverso l’iscrizione alla Grande Caccia si partecipa consenzienti ad un gioco mortale in cui si è alternativamente vittima e cacciatore. Al raggiungimento di dieci cacce si ottengono premi e onori nonché l’esenzione per l’intera esistenza dal pagare le tasse. Al centro della vicenda ci sono  l’ americana Caroline Meredith e l’italiano, anzi romano, Marcello Poletti nel  ruolo di cacciatrice e vittima. La regola prevede che colui che caccia sappia tutto della sua vittima (professione , indirizzo, abitudini) mentre quest’ultima ignori l’identità  del suo carnefice, ma individuandolo può difendersi e ucciderlo a sua volta. L’errore sarebbe però fatale, si rischierebbe una condanna per omicidio e quindi il carcere. Teatro della vicenda è Roma, Caroline è alla sua ultima caccia per questo le è stato chiesto di renderla il più spettacolare possibile. Al suo seguito c’è infatti una troupe televisiva che riprenderà tutto per la felicità dello sponsor Tè Ming. La storia, ispirata al racconto di Robert Sheckley (La settima vittima 1954) è venata di umorismo, un “distopic spaghetti” potremmo dire parafrasando. Tra gli sceneggiatori oltre a Tonino Guerra e allo stesso regista Elio Petri figura anche Ennio Flaiano uno dei più raffinati umoristi del panorama italiano dell’ epoca. Il contenuto distopico vira ad un certo punto verso la Rom-Com, la commedia sentimentale perché Caroline e Marcello si innamorano e dopo una serie di colpi di scena che pretendono di spiazzare lo spettatore con l’eliminazione, fittizia, prima dell’uno poi dell’altra finirà con il matrimonio dei protagonisti a cui il pigro, distaccato , sornione Marcello si piega forzatamente finendo comunque “vittima” della tenace cacciatrice. Meraviglioso il tentativo di convertire la città di Roma da sito archeologico a spazio avveniristico. Le moderne architetture del quartiere EUR  rigide, squadrate , spigolose, incolori rappresentano la location perfetta per ambientare il racconto. Spettacolari i costumi che portano la firma di Giulio Coltellacci con ogni probabilità ispirati alla Space Age di Courréges, delle Sorelle Fontana (per Ursula Andress) e di Giulio Piattelli (per gli abiti di Marcello Mastroianni).

Articolo scritto da: difra01

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