LE PIÙ FAMOSE CONSOLE ANNUNCIATE E MAI USCITE

Come il cinema degli inizi, il settore videoludico soffre la mancanza di sistemi ufficiali atti alla sua conservazione nel tempo. Per questo, complice la rapidità dello sviluppo tecnologico, non sono mancati prodotti hardware mai commercializzati. Ecco quali non sono mai riusciti a vedere la luce degli scaffali.

Panasonic Jungle (2011)

Seppur ridotto nelle dimensioni, il Panasonic Jungle si avvicinava a un normale laptop con display ad alta risoluzione, tasti direzionali, touchpad e tastiera. Ognuna di queste feature era stata pensata specificamente in ottica MMO, come suggerito dai maggiori titoli che ne avrebbero supportato il lancio: World of Warcraft e Battlestar Galactica. La sua peculiarità era quella di poter memorizzare i dati di gioco su server remoti, ma Panasonic fece velocemente marcia indietro dopo averne prodotto un solo prototipo.

Phantom (2003)

L’hardware annunciato da Infinium Labs avrebbe dovuto riprodurre giochi per PC di fascia alta dopo averli scaricati tramite una connessione a Internet. Ben presto il progetto si rivelò semplicemente irrealizzabile e dopo un’inchiesta mossa contro la società e il suo fondatore, il Phantom venne annullato senza troppi ripensamenti. Quel che ne rimane è solamente una periferica chiamata Lapboard, che nel 2008 ha visto la luce come accessorio wireless per TV e PC.

Taito WoWoW (1992)

Dopo l’enorme successo riscosso nelle sale giochi, prima con Space Invaders, poi con Arkanoid e infine con Bubble Bobble, Taito scelse di immettersi nel mercato delle console casalinghe. Per compensare il ritardo di quella decisione, gli ingegneri della casa nipponica pensarono a una piattaforma dotata di un software per la riproduzione di video in streaming, di un lettore CD-ROM e che offrisse la possibilità di scaricare giochi via connessione satellitare. Purtroppo però, queste funzioni rivoluzionarie si rivelarono troppo costose, e portarono il progetto ad essere abbandonato nella convinzione che nessuno avrebbe mai speso tanto.

Commodore 65 (1991)

Nata nel tentativo di colmare il divario con la concorrenza, questa versione aggiornata del più celebre home computer venne gettata alle ortiche dopo che Commodore acquistò Amiga. Successivamente al fallimento dell’azienda, avvenuto nel 1994, furono immessi sul mercato alcuni di questi prototipi incompleti ma funzionanti, uno dei quali venne rivenduto alla cifra di 81.450 euro. Tra le sue feature più interessanti, un accenno poco riuscito di retrocompatibilità emulata.

Konix Multi-System (1989)

Concepito da Flare Technology, lo stesso team che si celava dietro la Atari Panther, il Multi-System nacque come un controller configurabile ma finì col diventare qualcosa di monumentale. Alla base del progetto (che arrivò a prevedere anche una sedia motorizzata) l’idea di un impianto che comprendesse un volante, una pedaliera, un manubrio e una leva cloche, ai quali si sarebbe potuto aggiungere anche un classico joystick. Purtroppo, il passo si rivelò essere più lungo della gamba: l’azienda produttrice fu costretta ad annullare tutto dopo essere rimasta senza fondi da investire.

Atari Panther (1989)

Progettata per montare un chip Motorola 68000, lo stesso che si poteva trovare in altri sistemi quali l’Amiga, l’Apple Macintosh e il Mega Drive, questa macchina poteva rappresentare l’avanguardia nell’ambito dei videogiochi a 16-bit. Tuttavia, nonostante i suoi 32 canali sonori e le potenzialità superiori allo SNES, Atari preferì destinare le proprie risorse a Jaguar, la console di quinta generazione il cui flop commerciale avrebbe sancito il ritiro dell’azienda dal mercato dei sistemi casalinghi.

Nintendo Project Atlantis (1995/1996?)

Di Atlantis abbiamo sempre saputo molto poco, con questo nome Nintendo identificava il successore del Game Boy programmato per il lancio a metà degli anni ’90, in realtà il progetto non è mai entrato in produzione a causa degli altissimi costi dello schermo a colori per l’epoca. Dalle idee pensate per Project Atlantis sarebbero poi nati Game Boy Pocket e Game Boy Color, e infine il Game Boy Advance. 

Atari Game Brain (1978)

Questo progetto meno ambizioso avrebbe potuto anticiparne l’uscita influenzando il panorama delle console dell’epoca. Caratterizzata da controlli integrati direttamente nella scocca, questa macchina non superò lo stadio di prototipo e ne vennero prodotti soltanto pochi modelli, uno dei quali si trova esposto al National Videogame Museum del Texas. In un momento storico in cui le cartucce ROM iniziavano a prendere piede, tale concept venne considerato inevitabilmente superato.

Articolo scritto da Irene Fiorito Accardi

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