Cesare varcò il Rubicone. E andò in panetteria

Una raccolta delle disavventure più improbabili del nemico giurato di Asterix, che sono accadute grazie a traduzioni assurde di studenti geni incompresi

Grazie alla pagina Facebook Apostrofare Catilina in senato facendogli sapere che ha rotto il c***o (scusate, ho dovuto censurare per non far arrabbiare Google), ho potuto trovare queste perle, traduzioni di allievi, con tutta probabilità di liceo. Questa pagina social umoristica negli ultimi due anni ha alleviato i nostri giorni di pandemia con un torneo che aveva lo scopo di eleggere la traduzione più nosense, a colpi di like e reaction degli utenti. Uno dei protagonisti indiscussi è Gaio Giulio Cesare, conquistatore di Gallia (quasi tutta). Ho cercato di metterle in ordine cronologico, per una precisione storica maggiore, ma non sempre mi è stato possibile.

Cesare sognò se stesso che cadeva dal letto insieme a del formaggio

Impossibile collocare temporalmente questo incubo, d’altronde bisognerebbe essere lo psicanalista di Cesare per sapere come mai il formaggio lo perseguiti. Probabilmente, c’è stata una confusione con la parola domus, cioè casa, caseus e quindi formaggio. Passaggi logici più assurdi degli incubi del condottiero.

La panetteria dove capra, realizzata da Alessandra Pari Fonte: Facebook

Cesare si fece la moglie

Speriamo almeno che fosse la sua di moglie, Cornelia. La frase originale era “Caesar fecit melior”.

Budda

Vi chiederete cosa c’entri con Cesare. È una domanda lecita che il traduttore non si è fatto mentre era alle prese con un passo del De Bello Gallico. Probabilmente pensava alle religioni dei Galli.

Cesare guardava le nuvole, mentre i soldati andavano in guerra

Giulio grande condottiero militare? Decisamente è un falso storico

Cesare si mise a fumare sotto la trincea

Probabilmente mentre le sue legioni andavano a morire. Complimenti, Cesare!

Il console regalò a Cesare la Sicilia per il suo compleanno

Grazie, non dovevi disturbarti

Cesare, giunto sul fiume Rubicone, disse ai suoi soldati: “ E adesso giocate ai dadi!”

Arriviamo a un momento epico. Nel 50 a.C. il Senato aveva intimato a Cesare di congedare l’esercito, prima di arrivare a Roma e sottoporsi a un’inchiesta. Ma lui, l’anno successivo cioè il 10 gennaio 49, disobbedisce, passando il fiume di confine, il Rubicone, con dei legionari armati. Inizia una guerra civile. Passando il fiume, Cesare (secondo lo storico Svetonio) pronunciò la frase “Il dado è tratto” (o anche sia tratto). Purtroppo queste parole sono state massacrate dagli studenti, come in questo caso in cui Cesare obbliga i suoi a giocare a dadi.


Cesare con un carrarmato

Naturalmente il politico romano e i suoi uomini erano armati, ma come? Eccovi una piccola rassegna di armi improbabili. Evidentemente conta poco il fatto che il carrarmato sia stato usato per la prima volta nella prima guerra mondiale.


Avendo Cesare sparato con i cannoni

Darei qualsiasi cosa per sapere il resto della frase

Cesare attaccò, usando le prostitute

Probabilmente le aveva già sperimentate come arma nel villaggio dei Galli, altrimenti invincibili a causa della pozione magica

Cesare venne rapito da una tromba d’aria

(Presa a uno la tromba- Rapta ab uno tuba, sempre al fatale passaggio del Rubicone)
E niente, speriamo che qualcuno abbia pagato il riscatto


Una volta varcato il Rubicone, al calar del sole, Cesare andò in una panetteria dove capra

(aggiogati i muli di un mulino, pistrinum può significare anche panetteria). Dopo essere stati rapiti, comprare il pane è la prima cosa. Sulla capra non fate domande, è lì e basta.


Cesare estrasse il suo triplice uccello e gli elefanti fuggirono atterriti

Quasi sicuramente si sta parlando della battaglia del 46 a.C. a Tapso, un importante fatto della guerra civile, quando gli Optimates romani attaccarono la legione cesariana con gli elefanti da guerra. Cesare ne uscì vincitore, non con atti osceni però (o forse sì?) Del resto, gli elefanti si spaventano anche per molto meno.


Cesare rientrò a Roma con i cani da caccia


La traduzione corretta sarebbe stata “con i guanti da guerra”. Dove li ha presi adesso questi cani?


Cesare nitrisce ai cavalli, avvolto nel vello di capra

Continuano le affinità di Cesare con gli animali (la parola vellus non c’entrava nulla con la frase in questione)


Bruto, vuoi essere mio figlio?

E infine, la mia preferita: Cesare colto da improvvisi e improbabili desideri di paternità, mentre lo stanno pugnalando. È la mia preferita perché la frase da cui deriva- Tu quoque, Brute, fili mi!– non solo è iconica, ma ha anche una pagina di Wikipedia dedicata.

Ma non c’è niente da fare, le traduzioni assurde hanno ragioni che la ragione non conosce

Articolo scritto da: Cecilia Alfier

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