La battaglia di San Romano

Il 1º giugno 1432 nella località di San Romano, oggi in provincia di Pisa, si scontrano in battaglia gli eserciti della Repubblica di Firenze e della Repubblica di Siena. I fiorentini sono guidati dai condottieri Niccolò da Tolentino e Michele Attendolo, mentre i senesi sono agli ordini di Francesco Piccinino, appoggiato dalle truppe di Bernardino Ubaldini della Carda e Alberico Novello da Barbiano. La battaglia, combattuta con una serie di scontri fra le cavallerie pesanti dei due schieramenti, è generalmente considerata vinta dai fiorentini, anche se in alcune cronache senesi viene giudicata di esito opposto.

La battaglia di San Romano è meglio conosciuta dagli appassionati di arte e non solo per il trittico che rappresenta alcune fasi salienti dello scontro, dipinto da Paolo Uccello (1397-1475), grande pittore protagonista della scena artistica fiorentina del XV secolo. Commissionato dal ricco fiorentino Lionardo Bartolini Salimbeni pochi anni dopo la battaglia, in origine le tavole erano arcuate, ma vennero tagliate probabilmente in occasione dell’acquisto da parte di Lorenzo de’ Medici per essere adattata alla nuova collocazione. Tre secoli dopo si trova agli Uffizi, che ancora oggi conservano una delle tre tavole. Diverso è il destino delle altre due: una viene venduta alla National Gallery di Londra nel 1857, mentre l’altra viene acquistata dal Museo del Louvre di Parigi nel 1863.

Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini (Londra, National Gallery): giunta ai giorni nostri in condizioni non ottimali, si rivela una parte della preparazione bianca sottostante, soprattutto al suolo. La figura di Niccolò da Tolentino, che indossa un vistoso cappello ed è in sella ad un cavallo bianco, sprona le truppe fiorentine all’attacco, sorprendendo i senesi con una carica di cavalleria. I colori dei cavalieri, in questa come nelle altre tavole del trittico, corrispondono da un lato a quelli di Firenze (rosso e argento) e dall’altro a quelli di Siena (nero e argento). Il suolo è composto come una griglia prospettica, con le lance cadute che disegnano le maglie di una rete, punteggiata di armi e scudi perduti e col cadavere di un guerriero in armatura. Una siepe di arbusti divide la scena della battaglia dallo sfondo irreale, dove dei giovani, ignari di quello che sta avvenendo, si esercitano a cacciare con la balestra e con i giavellotti. Due cavalieri che si allontanano però ricordano il fatto storico: essi sono andati a chiamare i rinforzi di Michele Attendolo, determinanti per la vittoria finale.

Disarcionamento di Bernardino della Carda (Firenze, Gallerie degli Uffizi): Niccolò da Tolentino, comandante delle truppe fiorentine, è raffigurato mentre con l’asta colpisce e disarciona Bernardino della Carda, il condottiero alla guida dell’esercito avversario, mentre intorno infuria la battaglia. La direzione delle aste e delle balestre, leggermente inclinate in avanti quelle impugnate dai soldati fiorentini, lievemente arretrate quelle degli avversari, presagisce l’esito della battaglia. Quest’ultima si trova in una fase più avanzata rispetto alla tavola di Londra, per cui Paolo Uccello riempie la scena con molti più cavalieri, lance spezzate e cavalli abbattuti. Sullo sfondo compare una scena di caccia con alcuni giovani che utilizzano una balestra, mentre un levriero insegue una lepre. Agli angoli si possono notare fronde di arance, le “mala medica” simbolo della famiglia dei Medici: lo stesso Paolo Uccello firma il suo dipinto in basso a sinistra “PAVLI VGIELI OPVS”.

Intervento decisivo a fianco dei fiorentini di Michele Attendolo (Parigi, Museo del Louvre): L’ultima scena fu ritoccata agli angoli superiori e in basso a sinistra. È composta in maniera diversa rispetto alle altre due, con un unico fronte di cavalieri che occupa l’intera scena, senza lo sfondo irreale con le scene di caccia e senza la griglia prospettica al suolo, anche perché le truppe di Michele Attendolo non sono ancora in battaglia, quindi l’artista non dispone di lance e corpi caduti per allinearli. Storicamente l’intervento del condottiero è considerato decisivo: nonostante i primi successi con l’iniziale attacco a sorpresa la battaglia infatti volgeva ormai al peggio per le truppe fiorentine.

Articolo scritto da: Federico Bedogni

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