Baci rubati, baci sognati, baci mai dati

Viviamo, Lesbia mia, e vogliamoci bene
e i brontolii dei vecchi austeri
stimiamoli quanto un soldo bucato.
Le stelle tramontano e ritornano,
ma per noi, quando la breve luce sarà spenta,
resterà il sonno eterno.

Dammi perciò mille baci, e poi altri cento,
e dopo ancora mille, e dopo ancora cento,
e ancora mille, e ancora cento:
infine, quando ne avremo messe insieme molte migliaia,
li mischieremo tutti, sia per non sapere quanti sono stati,
sia perché nessun invidioso possa farci malocchio,
sapendo che noi due ci siamo dati tanti e tanti baci.

Gaio Valerio Catullo

Non esiste percezione del tempo se non quella del tempo scandito dall’amore. Siamo anime vaganti, anime vaganti perse nel buio della notte, anime che incontrano la propria ombra alla luce dell’unico sole dell’esistenza, l’amore. Cos’è l’amore se non una fiamma che arde nel buio? Cos’è l’amore se non la stella polare lungo il cammino? Cos’è l’amore se non la chiave d’accesso all’impervio labirinto della felicità?

Capita spesso di trovarsi a fissare il soffitto e cercare una ragione a questa esistenza. Sembrerebbe banale, eppure anche ai quesiti più ardui capita di trovare risoluzione nella risposta più scontata. La chiave di volta è nel bacio. La vita che viviamo è frutto di uno sfiorarsi di labbra, di un mescolarsi di anime. Occhi ridenti, sguardo fugace, sorriso accennato. Cuore che palpita, capelli intrecciati fra le dita, zoo di Berlino nello stomaco. È questo il brio dell’esistenza. Baci rubati, baci sognati, baci mai dati. Son loro, i baci, l’oggetto delle nostre fantasie più fervide, più intime, più travolgenti. Baci sotto un cielo di stelle e baci sotto la pioggia. Baci alla stazione e baci sotto casa. Baci su verdi prati di margherite e baci al tramonto dell’agosto più cocente. Baci a Parigi e baci in campagna. Baci che sanno di vino e baci al sapore di fragola.

Le stelle tramonteranno e ritorneranno, e noi, piccoli e grandi sognatori, staremo ancora idealizzando baci, ma, d’un tratto, la luce della nostra vita si spegnerà, e, quando essa sarà tramontata, vivremo una notte buia che non conosce fine. Dinanzi a un tale destino, il monito di Catullo si cela dietro quel carpe diem di Orazio: nel buio di questa notte che è l’esistenza, volgiamo gli occhi al cielo e cerchiamo quella sfera luminosa che è l’amore, catturiamone l’essenza e, da fuggevole, tramutiamola in eterna, cosicché, quando i nostri occhi si spegneranno e il nostro cuore cesserà di battere, la nostra anima risplenderà di una luce offuscante ed eterea. Scegliamo, oggi, di essere quella luce, di condividere quella luce. Doniamo quella luce a chi amiamo, all’innamorato, alla cotta estiva, al colpo di fulmine.

Sogniamo ad occhi aperti, innamoriamoci, ancora e poi ancora. Lasciamo che il nostro cuore tremi, lasciamo che il vento ci sconvolga i capelli, lasciamo che le stelle diventino le confidenti dei nostri desideri d’amore, lasciamo che li custodiscano per sempre e che, un giorno, possano donare quella luce a chi, come noi, stupefatto le ammirerà e ne carpirà il segreto.

Baci rubati, baci sognati, baci mai dati, lasciamoci travolgere dall’essenza del bacio.

Articolo scritto da: Mariachiara Grandetti

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