La storia della vedova nera Patrizia Reggiani e House of Gucci: tra film e realtà

Era il 27 maggio del 1995 quando il celebre stilista Maurizio Gucci venne ucciso a colpi di pistola da due sicari, in pieno giorno a Milano. Dopo 3 anni, l’ex moglie, Patrizia Gucci, viene condannata come mandante dell’omicidio a 29 anni di carcere: da qui l’appellativo conferitogli di vedova nera, tra le più note della cronaca nera italiana.

‘House of Gucci’, il recente film di Ridley Scott, ripercorre la vicenda analizzandone i tratti più salienti: dal primo incontro tra Patrizia Reggiani (interpretata da Lady Gaga) e Maurizio Gucci (Interpretato da Adam Driver) al susseguirsi del loro idillio amoroso che sfocia poi nel loro matrimonio due anni dopo il loro primo incontro, senza però il benvolere del padre di lui, Rodolfo Gucci (interpretato da Jeremy Irons). 

Non mancano le vicende dei personaggi – membri della famiglia – interpretati egregiamente da altri brillanti attori, che ruotano attorno alla coppia Patrizia- Maurizio, in un turbinio di vicende ed un susseguirsi di prevaricazioni da parte della donna nei confronti di suo marito, che culmineranno poi nella richiesta di divorzio da parte di lui.

Un divorzio mai accettato da Patrizia Gucci – come viene messo in luce nel film – ostacolato con tutti i mezzi, persino con l’ausilio di una cartomante e sensitiva di nome Giuseppina Auriemma (interpretata nel film da Salma Hayek), che sarà poi l’intermediaria dell’omicidio, fornendone i nomi dei sicari.

Patrizia non aveva mai smesso di amare il marito, o meglio, ciò che lui rappresentava per lei, uno status, una vita vissuta tra il lusso sfrenato: lei che da umili origini, si era ritrovata ad essere completamente viziata dal marito e, dopo la riappacificazione, anche dal suocero. Riceveva regali costosissimi come uno Yacht (Il Creole, considerato uno dei velieri più belli del mondo) o un lussuoso attico all’Olympic Tower a New York, regalato dal suocero: e ancora, ville da sogno tra Milano, New York, Saint Moritz, Acapulco, feste esclusive, abiti, gioielli, tutto ciò che desiderava, poteva essere suo.

Non si rendeva conto però che questa vita dorata, mossa da una inarrestabile ambizione e dal creare zizzania tra i membri della famiglia, stava portando alla deriva il suo matrimonio e alla definitiva rottura dei rapporti tra i Gucci. Il Marchio in questione infatti – come sottolineato nei titoli di coda del film – non ha tra gli eredi nessun membro di quella famiglia: fatto inusuale per celebri maison di moda, che tendenzialmente tramandano il marchio tra eredi in famiglia.

Tutta colpa di Patrizia Gucci? In buona parte sì: così come evidenziato dal film, abbiamo da un lato, un clan, quello dei Gucci, non certo privo di dissapori e conflitti familiari irrisolti, e dall’altra una donna fortemente ambiziosa e manipolatrice, a cui verrà diagnosticato durante il processo, un disturbo della personalità di tipo istrionico-narcisistico.

Ed è quando l’idillio finisce con la richiesta di Maurizio di divorzio e la sua successiva vita con un’altra donna, che si rompe ogni equilibrio in Patrizia Reggiani, donna che aveva già per sua indole una forte difficoltà nell’accettare rifiuti. Il suo egocentrismo nella sua manifestazione più narcisistica, con la relativa esigenza di riconoscimento da parte degli altri, la portano nel 2000 a tentare il suicidio in carcere, allo scopo principale di ottenere quell’attenzione da parte degli altri, per lei di vitale importanza.

Non si sarebbe mai uccisa veramente Patrizia Reggiani, che persino durante il processo ed in carcere successivamente, era apparsa sempre impeccabile: elegante, ben truccata e pettinata, decisamente fiera. Memorabile la sua frase nella fase finale del processo, prima della condanna, in cui corregge il giudice per averla chiamata Signora Reggiani, affermando di essere ancora la “Signora Gucci”.

Patrizia è poi uscita dal carcere per buona condotta nel 2016 dopo aver scontato 18 anni, senza apparire poi così scalfita dalla condanna. Il suo però è stato un carcere con una serie di agevolazioni: a San Vittore aveva un letto singolo e si era fatta predisporre un telo nero per attaccarselo al letto, a mo’ di baldacchino. Poteva svegliarsi prima delle dieci e le era stato concesso dal direttore di tenere con sé un furetto. Insomma, una vita fatta di lustrini anche in carcere, una prigione sì ma dorata.

Lady Gaga, che la interpreta nel film ‘House of Gucci’, ha scelto di non incontrare la donna, prima delle riprese. Un gesto che non è stato affatto gradito dalla vedova nera, dichiarando che “ogni bravo attore che si rispetti, deve necessariamente conoscere dal vivo il personaggio che si presta a interpretare”.

La risposta di Lady Gaga non si è fatta attendere e ha sottolineato come il suo intento fosse stato quello di avvicinarsi ad una storia di cronaca con occhio più possibile imparziale, prettamente giornalistico, in modo da poter leggere meglio tra le righe le vicissitudini e le tante sfaccettature di una vedova nera.

Articolo scritto da: Lara Ferrari

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