Tre stilisti non troppo famosi che andrebbero menzionati più spesso

Quanti di voi hanno già sentito parlare di Jeanne Lanvin?
Immagino pochissimi.
Si tratta di una couturière francese vissuta nella seconda metà del 1800. Fu lei la prima che, accanto all’abbigliamento femminile, inaugurò una vera e propria linea di moda per bambini.
Tutto ebbe inizio quasi per gioco, quando Jeanne cominció a realizzare alcuni abiti per sua figlia Marguerite.
Fu da quel momento che i suoi capi divennero richiestissimi dalle signore dell’alta borghesia e lei, da semplice modista, si trasformó in una delle stiliste piú affermate del momento.
Infatti, se, nei primi anni del Novecento, una donna ben vestita era il riflesso dei successi professionali del marito, una bambina abbigliata con cura lasciava trasparire un’ottima immagine della propria madre e del suo buon gusto.

E se, invece, vi nominassi Mariano Fortuny?
Senza dubbio solo pochi di voi avranno giá sentito il nome di questo straordinario stilista nato nel 1871 in Spagna.
Stiamo parlando di una figura fondamentale nella storia della moda e non solo. Attivo in diversi campi, tra cui pittura e scenografia, é considerato un artista eclettico e ricco di talento.
La sua creazione piú famosa?
“Delphos”, un abito realizzato nello stile degli antichi greci che sovrapponeva delicatamente sete a pieghe giapponesi e cinesi, dando vita alla linea piú sexy mai vista fino a quel momento.
Insomma, sono proprio le forme “body conscious” inventate da Fortuny ad aver posto le basi per le tendenze della moda del XX secolo ed è anche grazie a lui se oggi possiamo indossare abiti morbidi e sensuali.

E ancora.
Vi dice qualcosa il nome Jean Patou?
È molto probabile che non conosciate nemmeno lui.
Si tratta di uno dei maggiori esponenti dello sportswear dei primi anni del Novecento.
Ebbene sí, anche nel secolo scorso si dava importanza all’abbigliamento da indossare per fare ginnastica.
Attrici del cinema come Louise Brooks, vedette del music-hall come Josephine Baker e tenniste come Susanna Lenglen erano clienti abituali della sua casa di moda.
Qual era il suo colore preferito?
Senza dubbio il blu, tanto che arrivò a scoprirne una particolare sfumatura poi battezzata “Bleu Patou”.
E non finiscono qui le invenzioni per cui dobbiamo ringraziarlo. Infatti, insieme al produttore tessile francese Bianchini-Férier, ha contribuito allo sviluppo di tanti particolari tessuti ancora oggi in uso nella realizzazione di costumi da bagno.

Articolo scritto da: Eleonora D’Arcangelo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...