Tra due mondi

L’incipit di un libro è fondamentale. E’ il momento cruciale in cui un lettore sa se ne resterà  agganciato oppure no. Lo stesso si potrebbe dire dei primi istanti di un film, se poi il regista è anche uno scrittore il risultato è folgorante. Ufficio di collocamento- interno giorno. Sala d’attesa gremita di disoccupati. Un’impiegata parla con un’aspirante lavoratrice. Irrompe un’ altra donna furibonda che chiede di parlare con la responsabile proprio quando quest’ultima esce dal suo ufficio. Il tutto sotto lo sguardo estraniato di una terza donna. Non lo sappiamo ancora, ma intuiamo che le vite di queste due sconosciute si incroceranno per un breve momento. E’ questo l’incipit di  “Tra due mondi” di Emmanuel Carrère, pellicola tratta dal libro inchiesta Le Quai de Ouistreham  della giornalista e scrittrice francese Florence Aubenas , infiltrata , diciamo così , nel mondo delle lavoratrici precarie per raccontare dall’interno il tema della disoccupazione e dello sfruttamento nel momento più duro della crisi economica mondiale. Per raccontare la precarietà che significa incertezza e mancanza di stabilità lavorativa  bisogna però incontrare le persone che la vivono . Precarietà è Christèle , madre single di tre figli che di notte fa le pulizie sul traghetto che attraversa la Manica il cui sogno è quello di comprarsi un paio di scarpe costose con un’ipotetica vincita alla lotteria. Basterà a Marianne mescolarsi a loro , lavorare come loro , divertirsi come loro per comprendere la durezza della loro esistenza ? Lo sguardo del regista più che sulla cronaca delle pesantissime condizioni  lavorative si posa su quello dei rapporti umani, la vera consolazione in un mondo fatto di turni massacranti, fatica e alienazione. Non sono rari i momenti di aggregazione, di svago complice e leggero, di solidarietà e di amicizia. Ed è proprio per questo che lo svelamento della vera professione di Marianne (Juliette Binoche) sembrerà  ad alcune un tradimento, una violazione del patto di fiducia tra lavoratrici non perdonabile.

Articolo scritto da: difra01

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