E lo chiamavano robot

Avrete sicuramente sentito parlare di Androidi, ovvero di robot dalle sembianze umane dotati però di intelligenza artificiale. In poche parole robot – umanoidi, che però vanno considerati sempre come degli automi, diversamente dagli essere umani dotati artificialmente di innesti come i cyborg.

Dite la verità, tutti questi termini vi mettono un pochino in soggezione…vero?!

Il grande regista visionario Steven Spielberg ci aveva visto lungo nel pensare al futuro prossimo come ad un mondo governato da robot umanoidi, in grado di fare (quasi) tutto.

Nel film A.I. Intelligenza artificiale del 2001 in particolare, assistiamo alla rappresentazione cinematografica di un futuro prossimo in cui gli uomini si servono di robot per attingere ai più disparati servizi, compresa la figura del gigolò – androide o del bambino – robot (il protagonista del film) programmato per dare amore incondizionato a chi ha perso un bambino e ne desidera uno “identico”.

Ora tutto questo non è più solo prerogativa della sfera cinematografia o della fantascienza.

Il mondo della robotica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni in termini di creazione di avanzati robot, in grado di imitare quasi alla perfezione i gesti e le espressioni umane, e ‘provare artificialmente’ anche sentimenti umani, come imbarazzo, curiosità, dispiacere..in termini tecnici, capacità cognitive e sensoriali.

Si, avete capito bene: una macchina programmata anche per emozionarsi ed interagire con l’uomo, oltre che prestare funzioni esclusivamente meccaniche, di ausilio lavorativo o nell’ambito della domotica.

L’uomo che diventa robot o il robot che diventa uomo, sembra essere questo il nuovo dilemma che vede una società attuale trasformarsi in rapida evoluzione e superare i confini tra ciò che è naturale e ciò che invece è artificiale.

Ma attualmente, qual è il robot umanoide più avanzato? Si tratta di Sophia, creato dall’esperto di robotica David Hanson nel 2016, che si è ispirato – per quanto riguarda il suo aspetto fisico – a tre donne in particolare: la regina egiziana Nefertiti, l’attrice Audrey Hepburn e (non poteva mancare) sua moglie!

Ma cosa è in grado di fare esattamente Sophia? L’androide in questione nasce con l’intento di assistere le persone ed aiutarle nel migliorare la propria vita: una sorta di assistente tuttofare, progettato anche al fine di fare compagnia ad anziani e persone che ne necessitano. 

Uno scopo utilitaristico e funzione sociale che richiedono dunque un linguaggio tecnico di programmazione superiore a quello utilizzato per ricoprire ruoli meccanici di aiuto domestico o servizio pratico di ogni sorta. 

Si è reso dunque necessario programmare Sophia in un certo modo affinché potesse imitare perfettamente gesti e le numerose espressioni del volto umano, nonché rispondere alle più svariate domande e mantenere delle conversazioni.

Una donna per amico ‘, cantava Lucio Battisti. In questo caso, un robot- donna per amico, che magari sia socievole quanto basta, pacata, non troppo invadente, e misurata nei dialoghi e nelle parole.

Se poi la perfezione vi stanca o annoia, potete sempre tornare a discutere con la vostra compagna o amica in carne ed ossa.

Articolo scritto da: Lara Ferrari

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