QUANDO LA RELAZIONE COL PROPRIO PARTNER DIVENTA PERICOLOSA

I SEGNALI DI UN LEGAME TOSSICO SONO MOLTEPLICI. MA COME POSSIAMO RICONOSCERLI?

Ogni relazione che intratteniamo quotidianamente con la comunità in cui viviamo ha caratteri propri ed esclusivi, che differenziano il rapporto e lo rendono unico e speciale. Tuttavia può capitare di legarsi in modo viscerale all’altro senza rendersi conto che alla base della relazione c’è qualcosa di sospetto e marcio. Parliamo di quei legami costruiti su una base d’appoggio disequilibrata o già irritata da precedenti traumi, che hanno lasciato segni indelebili e ridondanti. Si tratta di relazioni malsane, tossiche, che col tempo arrivano a generare segnali d’allarme spesso sottovalutati. Ci sentiamo spesso rimproverare dall’esterno, da un tutor o una figura genitoriale, da un’amica fedele o una sorella di sangue, eppure non ci rendiamo conto di quello che stiamo andando a creare con le nostre mani, ma soprattutto con la nostra pelle. I rapporti malati sono quelli più difficili da gestire perché pongono continuamente sfide e occorrenze che allontanano dalla sfera raziocinante e implicano azioni intuitive generate da un senso di instabilità continuo. Come fare ad uscirne e quali siano le chiavi di interpretazione non è semplice da definire, in quanto diventa soggettiva e delicata la reazione a questi trattamenti, il più delle volte giustificati e tollerati dalla vittima che li subisce. Violenza verbale e gestuale, ma anche mentale; un potere decisionale che riesce a prevalere sull’espressione dell’altro, quasi soffocandolo.

Non parliamo di violenza domestica e coniugale, trattiamo tutti quei momenti critici che possono segnalare la nascita di questi legami “malati”. Cerchiamo di arginare il problema sul nascere, perché questi rapporti, che all’inizio della relazione possono apparire paradisiaci, celano dal principio allarmismi.

Ma se i segnali sono nel tempo evidenti e latenti, perché la vittima del rapporto malsano non si ribella?

Spesso queste relazioni vengono intrattenute da persone fragili, che hanno bisogno di un “tutor” motivatore che riesca a stimolarle, a tenerle in piedi. La vittima di questo legame instaura col suo carnefice un legame di sottomissione e comincia a garantire dei benefici anche privandosi dei propri habitus quotidiani. Il masochismo attuato allieva le sue sensazioni di fragilità e la rende “importante” agli occhi dell’altro, fondamentale e necessaria. Così facendo si sente gratificata e utile per l’altro, e marginalizza quei traumi che hanno segnato il suo passato, probabilmente assente di valori importanti che adesso sta cercando di dare all’altro. Succede quindi che la vittima arriva a provare un amore illimitato e sconfinato, che nasconde soltanto paure irrisolte con sé stesso, e tutto quello che riceve in cambio dal partner inizia a considerarlo una giusta risposta, perché in passato davanti a quelle “richieste di affetto” non si presentava mai una risposta. Ecco che anche i responsi più inquieti e sbagliati vengono giustificati perché valorizzati, inaspettati. Le proprie mancanze interiori e quei mostri nel cassetto vengono calpestati da questo legame che risulta essere il fulcro della malattia che ci portiamo dentro, e la dipendenza che ne deriva è davvero pericolosa.

Per questo motivo invitiamo tutti, oltre qualsiasi categoria di genere e sesso, a ragionare molto su sé stessi prima e durante l’approccio ad eventuali relazioni. L’amore non è una sfida, una messa in campo di emozioni complesse che ci mettono continuamente alla prova. L’amore sorprende per quanto sia facile e naturale viverne i frutti.

Se ti senti solo, sconfitto o inappropriato per qualcuno o qualcosa che ti circonda, ricordati sempre che alla fine della fiera nessuno ti darà ascolto se continuerai a soppiantare i consigli delle persone che ti amano davvero. Quindi prudenza, nessuno deve creare dipendenze dall’altro, l’amore è sintesi congiunta di due corpi che scoprono nell’altro arricchimento personale e crescita comune. Se il legame genera timori e tremori, ricordati che da solo hai saputo superare quei traumi che ti porti dentro; non hai bisogno di peggiorare la tua condizione, meriti il meglio. Non permettere a nessuno di spegnere la luce pura che emani, non ti spegnere. L’amore è rosso, rosso come l’ardore che riesci ancora a provare e non come il sangue che ti richiede il marcio di un legame morboso.

L’amore è quella condizione per cui la felicità di un’altra persona è essenziale alla tua felicità.”

“Robert A. Heinlein”

ARTICOLO SCRITTO DA: FRANCESCA MARRA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...