Film di Animazione, quattro volte in cui l’Academy degli Oscar avrebbe potuto essere più coraggiosa

Come tutti sanno, molte volte a vincere gli Oscar non sono i film di qualità migliore, ma quelli che hanno un maggiore impatto sul pubblico (e di conseguenza fanno girare più soldi). Non che i vincitori non siano belli, ma capita che certi film che si meriterebbero una statuetta alla fine si ritrovino a mani vuote

La cosa non mi scandalizza, in fondo l’industria cinematografica è un business e anche chi ci lavora deve portare a casa la pagnotta. Alla fine siamo noi pubblico ad avere un certo potere, in base a cosa decidiamo di andare a vedere. Certo siamo penalizzati dalle logiche di distribuzione di certi film, ma queste logiche possono cambiare, se dimostriamo che i nostri gusti cambiano.
A fare le spese di questo discorso, sono spesso i film d’animazione, i quali già partono vittime di pregiudizi. Nel 2022 ancora c’è gente che non va a vederli per partito preso, perché sono “per bambini”. Primo: i cartoni animati per adulti sono sempre di più e sempre più belli, secondo anche quelli pensati per bambini possono essere tranquillamente fruiti da noi. A volte contengono doppi sensi che solo noi adulti possiamo cogliere. Per esempio, in Toy Story 2 Buzz Lightyear è eccitato alla vicinanza della cowgirl Jessie e le sue ali si aprono di scatto. Devo aggiungere altro?


Da molto tempo capita che agli Oscar Pixar e Disney facciano la parte del leone e si prendano la statuetta anche di fronte ad avversari molto degni. Animazioni spettacolari, un bel messaggio e una colonna sonora catchy e il gioco è fatto. Non sto dicendo che la Disney sia il male e che sia uno scandalo eccetera. Tra l’altro, ho appena usato Toy Story come esempio. Io amo Disney e Pixar, ci sono cresciuta e guardo i loro film più adesso di prima. Ma ci sono stati molti casi in cui avrebbero potuto dare l’Oscar a qualcuno di nuovo.

Partiamo dal 2014. Tutti cantavamo Let it Go, le principesse Anna ed Elsa col loro pupazzo di neve Olaf erano ovunque, e adesso a distanza di qualche anno posso dire che Frozen è uno dei miei cartoni del cuore. Ma quell’anno fra i candidati c’era Si Alza il Vento, l’ultimo lungometraggio di Hayao Miyazaki (che aveva vinto tempo prima con La Città Incantata). Racconta la storia di Jirō Horikoshi, ingegnere areonautico giapponese davvero esistito. Innamorato di sua moglie Nahoko, sogna di costruire il più bell’aereo mai fatto. Purtroppo, il destino degli aerei è segnato: tutte le realizzazioni del giovane Jirō si trasformano in mezzi da guerra. Un paradosso per lui, che è l’uomo più tranquillo e idealista del Giappone. Il film fu oggetto di contestazioni in patria, a causa dell’eccessivo pacifismo, in un momento in cui si discuteva di riarmo. Quanto sarebbe stato d’impatto un Oscar in quel momento e anche oggi?

Analogo discorso nel 2016. Vinse Inside Out della Pixar, che è il mio secondo film preferito, non di animazione, ma di sempre. Ambientato per la maggior parte del tempo nel cervello dell’undicenne Riley, che subisce un tracollo emotivo dopo aver cambiato casa a malincuore. Un messaggio insolito per Pixar sull’importanza di essere tristi, e niente canzonette orecchiabili stavolta. Perché l’ho inserito in questa lista, allora? Semplice, quell’anno fra i candidati c’era Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson. Se il primo nome vi suona familiare è perché è lo sceneggiatore di Eternal sunshine of the spotless mind, una delle migliori prove di Jim Carrey come attore drammatico. Anomalisa è decisamente un prodotto per adulti: seguiamo l’oratore Micheal Stone, che deve tenere una conferenza lontano da moglie e figlio. Purtroppo lui non sembra amare nessuno dei due, soprattutto perché è affetto dalla Sindrome di Fregoli. Questa rara malattia psichiatrica provoca nel paziente un delirio, in cui tutte le persone, specialmente quelle conosciute, gli appaiono con lo stesso volto e la stessa voce. Nella speranza di trovare una persona nuova, Micheal cerca ossessivamente una compagnia femminile per la notte. E finalmente la trova in Lisa, che per lui diventa quasi una figura salvifica, con un proprio volto. Riuscirà il protagonista a combattere Fregoli?

Nel 2020, l’Academy scelse Toy Story 4, che è un film stupefacente perché è riuscito a dimostrare che il franchise di Woody e Buzz aveva e forse ha ancora molto da raccontare. Il nostro cowboy perde la voce del compianto Fabrizio Frizzi, ma ritrova Bo Peep, lasciando il pubblico commosso. Ma c’erano ben due film distribuiti da Netflix che avrebbero meritato più considerazione. Uno è il francese Dov’è il mio corpo? in cui Naoufel fa il fattorino, ma per amore diventa falegname, mentre la mano che ha perso in un incidente cerca di tornare da lui. Mentre l’altro film viene dalla Spagna: Klaus- i segreti del Natale è una origine story di Babbo Natale, talmente poetica da diventare ormai una visione obbligatoria ogni fine anno. Jesper, viziato rampollo di una famiglia ricca del mercato postale, viene spedito per punizione a fare il postino al circolo polare artico. Cerca di tornare a casa, grazie all’improbabile amicizia con un vecchio burbero fabbricante di giocattoli.

Veniamo a quest’anno, il 2022. La cosa che mi ha deluso di più non è stata lo schiaffo di Will Smith, ma la vittoria di Encanto nell’animazione. Intendiamoci, è veramente colorato e divertente ed è importante per la rappresentazione del popolo colombiano. Mirabel è l’unica della sua grande famiglia a non avere poteri, ma scoprirà che anche le sorelle non se la passano bene, schiacciate da una costante ricerca di perfezionismo. E poi “Non si nomina Bruno” è una canzone che non esce più dalla testa. Ma anche qui, si è persa l’occasione di premiare progetti più interessanti. Come Flee di Rasmussen, la vera storia di Amin, immigrato dall’Afghanistan in Danimarca, in un viaggio che aveva buone probabilità di finire con la morte. Invece Amin ce l’ha fatta, è un docente affermato e sta per sposare il suo compagno. Amin racconta tutto in flashback: c’è una scena dove lui ritrova i fratelli dopo anni di separazione forzata, finalmente rivela loro di essere gay. Il fratello maggiore parte con lui in auto, in silenzio. Io ho pensato: “lo porta in un vicolo e lo ammazza di botte”. Invece la macchina si ferma davanti a un locale gay, il fratello maggiore di Amin gli dà dei soldi e dice: “Noi lo abbiamo sempre saputo, divertiti”. Sono scoppiata a piangere come una fontana. Purtroppo, Flee non aveva presa al botteghino, però ha avuto anche la nomination come Miglior Documentario e Miglior Film Straniero. A Encanto, preferivo anche Luca della Pixar, molto più poetico e profondo. Luca è un ragazzino-mostro marino che deve adattarsi a vivere per qualche giorno sulla terra, per fortuna aiutato dall’amico Alberto, che gli insegna come stare al mondo. Seguono il sogno di vincere una Vespa, nella Liguria di fine anni Cinquanta.

Articolo scritto da: Cecilia Alfier

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