Il primo Kolossal Italiano: Cabiria

“One of the films that started it all”… Con queste parole il regista Martin Scorsese, a distanza di quasi un secolo dalla prima proiezione, definisce uno dei film più importanti della storia del cinema.

Non si tratta di un film americano, bensì di uno italiano, Cabiria, considerato il più grande kolossal e il più famoso film italiano del cinema muto. 

Spesso associato al nome di Gabriele D’Annunzio, il film Cabiria deve però il suo successo e la sua fama alla genialità di Giovanni Pastrone. 

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in Italia si affermò l’industria cinematografica. 

A Torino sorsero molte case di produzione cinematografiche e, proprio in quegli anni, giunse nella città piemontese, Giovanni Pastrone, un giovane molto promettente dalla personalità poliedrica.

I suoi studi e i suoi interessi spaziavano tra diverse discipline. Era violinista, contabile, studioso di meccanica, di fisica e di medicina. 

Trovò impiego come contabile nella società cinematografica Rossi & Co e nel 1908 fondò, con Carlo Sciamengo, l’Itala Film.  

Giovanissimo si dedicò al cinema e nel 1914 creò un capolavoro.

Era il 18 aprile 1914 quando, al teatro Vittorio Emanuele II di Torino e in contemporanea al Teatro Lirico di Milano, debuttò il film Cabiria di Giovanni Pastrone, il primo kolossal italiano, con la collaborazione di Gabriele D’Annunzio e di Ildebrando Pizzetti, il primo per la scrittura e il secondo per la musica. 

Il film, ambientato nel III secolo a. C., durante le guerre Puniche, trattava le vicende del rapimento della piccola Cabiria durante un’eruzione dell’Etna. Venduta alla città di Cartagine, la piccola sarebbe stata sacrificata nel tempio di Molock. Sarà una spia romana, Fulvio Auxilia, con l’aiuto dell’erculeo Maciste, suo schiavo, a salvare la fanciulla. 

Nel film gli avvenimenti storici si mescolavano ad un complesso intreccio di vicende e di personaggi.

Cabiria, fin dal suo debutto, rappresentò qualcosa di diverso, di straordinario per l’epoca, Pastrone riuscì a farne un capolavoro. 

Più che un regista, Pastrone era un industriale, un commerciante. Voleva convincere il pubblico che la sua fosse un’opera di alto valore, che era qualcosa di straordinario, di mai realizzato prima.

Come riuscirci? Quale poteva essere una giusta strada da percorrere? 

La soluzione fu quella di rivolgersi a qualcuno altrettanto straordinario e grandioso. 

Chi meglio della persona più in vista e più alla moda dell’epoca avrebbe potuto coinvolgere e influenzare le masse? 

La scelta ricadde su Gabriele D’Annunzio. Pastrone gli offrì cinquanta mila lire affinché  diventasse coautore della sua opera e scrivesse le didascalie per il suo film. 

Da quel momento in poi il nome di Giovanni Pastrone sembrò scomparire nel nulla, tutti parlavano di Cabiria come il film di D’Annunzio, su tutte le locandine compariva solo il suo nome. 

Pastrone gli propose un soggetto già pronto e il compito di D’Annunzio era quello di scrivere le didascalie. D’Annunzio aveva ampia libertà, anche se non mancarono le discussioni tra i due per via del suo linguaggio troppo aulico.

D’Annunzio, per la stesura, si rifece  al romanzo di Salgari, “Cartagine in fiamme”, ma non solo. Fece una commistione tra la trama di Salgari e le suggestioni ideologiche di  “Salammbo” di Gustave Flaubert e, d’accordo con Patrone, mescolò le due fonti. 

La trama era debitrice a Salgari, le atmosfere, soprattutto il tema del fuoco, flaubertiane.

Anche i nomi dei protagonisti del film furono il frutto della penna di D’Annunzio. 

Per il nome della piccola Cabiria D’Annunzio si era ispirato ai Cabiri, citati sia in Flaubert che in Salgari. 

Un altro importante apporto di D’Annunzio fu il nome di un personaggio che avrà grande fortuna nel futuro panorama cinematografico, Maciste. 

La fama di Cabiria superò i confini italiani, per il budget enorme, per la straordinarietà delle collaborazioni e delle scenografie.

In Cabiria convivevano letteratura e musica, grazie alle didascalie di D’Annunzio e alle partiture di ildebrando Pizzetti che venivano eseguite dagli orchestrali in sala durante le proiezioni più prestigiose.

Gli effetti speciali si affiancavano alla pittura, alla tecnologia e all’architettura. L’uso innovativo, in alcune scene chiave, dei movimenti del carrello da parte di Pastrone, conferiva una dinamicità alle riprese che non si era mai vista prima, fu un successo mondiale.

Cabiria venne programmato per mesi nelle sale cinematografiche italiane e all’estero.

La sua fama arrivò persino negli Stati Uniti. Fu il primo film, che dopo pochi mesi dalla sua uscita, fu proiettato alla Casa Bianca alla presenza dell’allora Presidente Woodrow Wilson.

Cabiria non fu il primo film storico italiano, pochi anni prima altri due film erano stati realizzati in Italia, “Quo Vadis” e “Gli ultimi giorni di Pompei”. Cabiria aveva però qualcosa di diverso, basti pensare alla sola lunghezza della pellicola, lunga 3664 metri, quando prima di allora raramente un film ne raggiungeva i 200 metri.

Pastrone aveva realizzato qualcosa di straordinario. Lui era un tecnico, apprezzava le novità tecnologiche, era un musicista e quindi consapevole dell’importanza della musica a livello narrativo, ma anche un produttore e soprattutto un amministratore; concepiva il cinema come una vera fonte di guadagno. Quello che riuscì a fare con Cabiria fu una grandiosa e forse la prima operazione di marketing cinematografica.

Sapeva che il suo nome non avrebbe portato Cabiria al successo e allora pensò bene di uscire di scena, di scomparire dietro le quinte e di affidarsi a quello che possiamo definire l’influencer di quegli anni, a D’Annunzio che era una vera star, un’icona dell’Italia, lo scrittore e il poeta più noto, più venerato e più chiacchierato, era lui la persona giusta e sarebbe riuscito così a trascinare una moltitudine di persone a vedere il suo film. 

E non si sbagliò…il successo fu enorme; con Cabiria Pastrone anticipò i tempi, le sue tecniche, i suoi espedienti, le sue abilità, furono una novità per l’ambiente cinematografico di quegli anni e, per i registi successivi, fu un modello a cui guardare e a cui ispirarsi, Cabiria pose le basi per i grandi kolossal americani, fu uno dei film da cui tutto iniziò. 

Articolo scritto da: Simona Signoriello

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