Only Murders in The Building: la buona scrittura paga ancora e aiuta a risolvere i crimini

Se Better Call Saul è il meglio del drama 2022, Only Murders in The Building è il meglio della commedy. Cosa dire di questo gioiello (senza spoiler), ora che la seconda stagione volge al termine?

Solo gli uomini piccoli non ridono della morte, almeno un po’. Only Murders in The Building è una serie distribuita da Hulu, attualmente in onda con la seconda stagione. In Italia è disponibile su Disney plus Star Original. Un mix letale fra comedy e crime, con una dose di buoni sentimenti ma senza esagerare.


Quando il giovane Tim Kono viene trovato morto nel bell’edificio residenziale Arconia, nell’Upper West Side di Manhattan, la polizia archivia rapidamente il tutto come suicidio. Ma un’improbabile terzetto di inquilini del palazzo non ci sta e decide di indagare, accompagnando il tutto con un podcast true crime, dal titolo appunto di Only Murders in The Building. La serie funziona grazie alla chimica tra i tre protagonisti principali, la loro interazione con gli altri, i tempi comici perfetti e soprattutto un mistero davvero difficile da districare. Un protagonista è Oliver Putnam (Martin Short), regista di Hollywood, la cui carriera non è mai veramente decollata, ora versa in condizioni finanziarie disastrose, è sull’orlo dello sfratto, sopravvive mangiando salse greche rubate ai buffet, con questo nuovo podcast vorrebbe solo guadagnare e solo dopo si interessa veramente alla sorte di Tim; l’altro “vecchio” del terzetto è CharlesHaden Savage, che un tempo era una star di una serie poliziesca anni Novanta (con tutti i cliché brutti del caso), Charles (Steve Martin doppiato da Mario Cordova) vede nel podcast un’occasione di riemergere dal suo stato di meteora; completa il gruppo con stile la giovane Mabel Mora (Selena Gomez) che è all’Arconia per ristrutturare un appartamento che fu di sua zia, ma in realtà deve ristrutturare la sua stessa vita, è lei l’unica a interessarsi di Tim fin da subito. Questi tre residenti hanno molto in comune: sono emarginati sociali, hanno situazioni famigliari disastrose e condizioni economiche anche peggiori, vivono sull’orlo dello sfratto, ma, soprattutto, vivono immersi nel passato, che è diventato nelle loro menti una sorta di età dell’oro che in realtà non è mai esistita. Persino Mabel, non ancora trentenne, sembra incapace di immaginarsi il futuro o godersi il presente.
Tutto quello che funzionava nella prima stagione funziona ancora di più nella seconda. Gli sceneggiatori sono stati in grado di farci affezionare anche a personaggi che prima erano secondari e antipatici, soffermandosi da vicino su alcuni di loro. E l’umorismo è più tagliente. Ad esempio, Oliver si sottopone al test del DNA e poi dichiara, tutto contento: “Sono greco, sono talmente greco che posso andare in bancarotta senza che nessuno mi aiuti”.

Articolo scritto da: Cecilia Alfier

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