Il precariato: la denuncia delle vittime di un sistema sbagliato

Sbagliato, come le basi reggenti del sistema scolastico italiano, che ad oggi continua ad assumere precari a tempo determinato offrendo alle nuove generazioni punti di riferimento instabili. Sbagliato, come le cattedre vacanti che reclamano l’assenza di docenti provenienti da kilometri di distanza costretti a cambiare da un giorno all’altro la propria quotidianità. Sbagliato, come i salari minimi attribuiti a condizioni di vita carissime alimentate dal sistema. Sbagliato, come il giudizio dato ai professionisti debba essere arrogante e poco soddisfacente. Perché i docenti di ogni materia, abilitati, professionisti decennali, precari alle prime armi, neoassunti e assistenti, devono obbligatoriamente seguire le orme di tanti colleghi che hanno lasciato la propria Terra, per motivi di lavoro.

Denunciate. Fatelo all’unisono, fatelo insieme, fatelo velocemente e senza vergogna. L’Italia si identifica come uno dei pochi paesi che ancora antepone alla carriera del docente prove scritte e orali, bandite poco tempo prima e in modalità difficili da gestire.  La mancata stabilizzazione alimenta inoltre il cosiddetto ‘carosello dei docenti’, ovvero l’avvicendamento dei docenti non di ruolo che, in buona parte, non vengono confermati sulla stessa sede dell’anno precedente”.

Costretti a rinunciare alla propria casa, alle proprie abitudini, moltissimi laureati e plurilaureati si vedono così intrappolati in un sistema che non sembra promettere via di uscita, ma anche anzi si ripresenta ogni anno con numeri sempre più elevati e preoccupanti. Concorsi, ordinari e straordinari, esami e completamento crediti sono le strade da percorrere per realizzare il proprio percorso di studio, durato per normativa almeno 7 anni, che sembrano sempre più insufficienti.

Abbiamo intervistato due insegnanti che vivono quanto suddetto da almeno tre anni e registriamo di seguito le loro analoghe visioni:

Passiamo il nostro tempo ad occuparci della nostra salute mentale e psico-fisica, dimenticando che il nostro è un compito facoltoso che vede al contrario, la concessione di condizioni migliori per i ragazzi. Se ci costringono a subire queste dinamiche scomode e amare, dietro la cattedra siederà sempre amarezza verso il futuro. Come fare ad insegnare ai nostri alunni che per affermarsi e diventare qualcuno, bisogna solamente andare via dall’Italia?

F.C

Non possiamo ribellarci a questo sistema, ormai radicato in questo vortice di attese e chiamate per supplenze brevi, che oltre garantire quei pochi spiccioli insufficienti per vivere, assicurano il punteggio per proseguire onerosamente in graduatoria.

M.L.

L’unica soluzione sembra dunque avere la valigia sempre pronta, e partire col cuore vuoto ma pieno di speranze, affinché l’anno scolastico termini presto, tra festività e chiusure scolastiche straordinarie.

Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta per assicurare ai docenti una vita equilibrata, dopo tanti anni di investimenti e sacrifici?

ARTICOLO SCRITTO DA: FRANCESCA MARRA

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