ANON E LA DIGITALIZZAZIONE DEL REALE

Andew Niccol orami da diversi anni col suo lavoro di sceneggiatore e regista, ha regalato al mondo dell’audiovisivo delle opere distopiche e fantascientifiche di elevato spessore ed interesse, non solo per la creatività di certe idee, ma soprattutto per la precisione nel problematicizzare alcune delle più grosse dinamiche di oggi. In The Truman show, si concentrava sulla pervasività della televisione ed in particolare dei reality show nel vivere comune, in Gattaca esplorava il tema dell’eugenetica e dell’identità, e con In Time affrontava la visione tardocapitalista del tempo come bene più prezioso e fine ultimo del mercato. Nel 2018 colpisce ancora nel segno con il nuovo mondo distopico messo in scena.

In un futuro in cui tutte le persone ricevono un flusso costante d’informazioni visive, attraverso impianti per la realtà aumentata, l’anonimato è scomparso. La vita di ogni cittadino viene registrata e scaricata in un database chiamato Ether a cui le autorità possono accedere per perseguire i criminali. 

L’investigatore Sal Frieland indaga su alcuni omicidi collegati tra loro ed eseguiti con modalità analoghe. L’autore di questi delitti ha coperto le proprie tracce manipolando Ether, in modo che la polizia non possa identificarlo. Frieland, durante le indagini, incontra una donna che risulta priva di identità. A partire da questo indizio, il detective intraprende una missione in cui egli stesso farà da esca nel tentativo di catturare il criminale che è diventato un pericolo per l’intero sistema. Con l’evolversi della trama vengono affrontati molti temi d’importanza capitale della nostra contemporaneità in un modo che, seppur già visto in altre opere come nella serie televisiva britannica Black Mirror, presenta degli elementi di originalità che ne fanno comunque un prodotto interessante. In questo mondo tutto e ormai completamente digitalizzato, l’analogicità viene quasi eliminata dal reale, non sussiste più la necessità del contatto col mondo che ci circonda. Legata a questa dinamica della totale digitalizzazione del mondo, emerge il tema dei Big Data nella società dell’informazione, il mare di dati ed informazioni da cui siamo sommersi, solo talmente pervasivi da occupare lo spazio che ci circonda, nella nostra realtà sono capaci di una profilazione, persino di prevedere il nostro comportamento, le nostre scelte e plasmare in nostri stessi gusti. Questa diffuso oceano di informazioni è messo in scena efficacemente sia tramite l’Ether stesso, sia per il nome che definisce qualcosa di presente eppure impalpabile, un’assenza che si fa presenza, sia nella sua messa in scena, che occupa tutto lo spazio attorno all’individuo una volta attivato. Infine il tutto viene supportato ancora da una continua saturazione del campo visivo dei protagonisti, se non da qualche informazione su chi li circonda, da pubblicità e affini, la loro vista non è mai priva di informazioni. Persino al cielo e alle varie costellazioni vengono sovrapposte informazioni digitalizzate per identificare l’Orsa Maggiore piuttosto che la costellazione di Andromeda, in questa realtà anche l’immaginazione viene schiacciata.

Riflettendoci bene e mettendo a paragone il mondo in cui veniamo proiettati con quello reale, l’unica differenza effettiva consiste nel tipo di interfaccia, e la tecnologia presentate. Infatti, tutte le informazioni che ci riguardano sono già conservate in qualche server, e non solo i semplici dati che immettiamo sul nostro profilo di Facebook. La nostra identità, i nostri spostamenti, le nostre scelte sono già state registrate, acquisite ed anche utilizzate da qualche multinazionale privata, che di fatto è in possesso del nostro profilo identitario e di quasi tutto riguarda la nostra quotidianità. Siamo sempre e perennemente osservati ed analizzati.

Nella fotografia del film, i cui i colori sono molto spenti, il grigio diventa un colore dominante, con tutte le sue scale, e crea un ambiente cupo, asettico e piatto, al limite della monocromia, che non fa altro se non accentuare il senso di anaffettività, al limite dell’apatia che pervade il film, dov’è infatti il piacere della scoperta dell’altro e del mondo se di questi sai già tutto semplicemente osservandolo?

L’anonimato diventa il nemico comune di questo sistema onnipresente, tutti e tutto deve essere codificato all’interno dell’Ether. La libertà diventa relativa, la fiducia nell’individuo crolla a favore di una fiducia cieca e totale nel sistema. Fin dove si può sacrificare la propria privacy e di seguito la propria libertà per avere un maggiore tranquillità?

Attraverso questo viaggio e l’incontro con questo criminale, Frieland prenderà coscienza di quello che prima ignorava, la citazione di inizio film è il manifesto di questa volontà repressa per tanto tempo, che anche nell’odierna società della rete sta svanendo: “Abbandono la lotta: che ci sia una fine, un ritiro, un angolo oscuro tutto per me, voglio essere dimenticato pure da Dio”.

Articolo scritto da: RICCARDO DELLAI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...