Cognome madre VS cognome padre

A noi la scelta.

Rossi, Ferrari, Russo, Bianchi, Romano, sono solo alcuni dei cognomi più diffusi in Italia. 

Ma il cognome…quando è nato? Quando è comparso per la prima volta nella storia dell’umanità?

Secondo alcune fonti, le testimonianze più antiche sull’uso del cognome, risalgono al 2850 a.C., sotto l’Impero Gu Hsi, dove le madri cinesi erano solite trasmettere il proprio cognome inserendo i figli nel proprio testamento. 

Per quanto riguarda il termine “cognome”, è nell’antica Roma che questo termine fa la sua comparsa, con un significato però, del tutto diverso rispetto al nostro difatti, altro non era, che un soprannome attribuito alle persone e che denotava una particolare caratteristica fisica.

È però solo intorno al X-XI secolo, in seguito ad una forte espansione demografica, che si avvertì l’esigenza di distinguere le persone e di identificare quelle appartenenti alla stessa famiglia o discendenza.

Fu così che nacque quello che è il  “nostro” cognome. Esso poteva derivare da un soprannome, dalla nazione o dalla località di appartenenza, dal mestiere, dalla professione o dal nome materno o paterno.

Padre o madre? Quale cognome è quindi più giusto tramandare? Quello materno o paterno? Chi deve decidere? In Italia quale cognome si attribuisce ai propri figli? A chi spetta la scelta? E nel resto d’Europa?

Nel Regno Unito, così come in Francia, si può scegliere liberamente tra quello della madre o quello del padre oppure, quello di entrambi i genitori.

In Spagna vale la regola del doppio cognome, per cui, ad ogni bambino, viene assegnato il cognome di entrambi i genitori nell’ordine deciso in accordo tra di loro o, in caso di disaccordo, prima quello del padre e poi quello della madre.

In Germania viene attribuito il cognome del padre o della madre, in base ad un accordo tra i genitori.

In Portogallo è possibile trasmettere, ai propri figli, fino a quattro cognomi. 

In Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia il cognome della madre viene attribuito automaticamente dall’anagrafe a meno che, non si indichi espressamente una scelta diversa.

Possiamo ben dire che l’Italia, rispetto al resto d’Europa, fino allo scorso anno ha rappresentato una discutibile eccezione. Pur non essendoci mai stata una vera e propria legge che determinasse quale cognome dovessero assumere i bambini appena nati, si è sempre utilizzato quello paterno.

Ebbene sì, non esiste una norma che stabilisca per iscritto l’attribuzione del cognome; l’assegnazione, in automatico, del cognome del padre, deriva dall’interpretazione di una serie di norme tra cui l’articolo 262 del Codice Civile che riguarda però l’attribuzione del cognome del figlio nato fuori del matrimonio:

Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio naturale assume il cognome del padre”.

Non esiste perciò nell’ordinamento italiano una specifica norma che regoli l’attribuzione ai figli legittimi del cognome paterno. Nonostante ciò, al figlio legittimo è sempre stato attribuito il cognome del padre e continuamente rifiutata la possibilità di scegliere il cognome materno o il doppio cognome. 

Il 2 giugno 2022, in Italia, finalmente è cambiata la norma che regolava l’attribuzione del cognome paterno ai figli. 

Nella sentenza della Corte Costituzionale n. 131/2022 del 27 aprile del 2022 sono state dichiarate illegittime le norme che regolavano l’attribuzione automatica del cognome paterno ai figli perché non rispettavano il principio di uguaglianza né l’interesse del figlio, di cui entrambi i genitori, devono poter condividere la scelta del cognome, in quanto “elemento fondamentale dell’identità personale”. 

Dal 2017 però già c’era la possibilità di poter affiancare, per i figli,  al cognome del padre, quello della madre, ma solo come secondo.

Dal 2 giugno 2022, invece, ai nuovi nati, la nuova norma prevede l’attribuzione del doppio cognome nell’ordine concordato dai genitori, salvo che decidano di comune accordo di attribuirne solo uno, il materno o il paterno. Queste regole si applicheranno ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi.

Molte sono state le reazioni delle persone a questo cambiamento. Chi lo ha visto come una banalità, chi invece come una necessità, chi solo come un qualcosa che con il tempo creerà confusione, anche se sarebbe facilmente risolvibile con il porre un limite massimo.

Tante e svariate le repliche.

Ma se invece, questa nuova norma, fosse solo un modo per dare una libertà di scelta ai genitori, ad entrambi, madre e padre, la libertà di poter scegliere quale cognome voler tramandare? Non si tratta di voler dare maggiore o minore valore ad uno dei due, semplicemente, come giusto che sia, la medesima e inequivocabile importanza. 

Il nome del proprio figlio non lo si sceglie insieme? E allora che sia così anche per il cognome!!

Articolo scritto da: Simona Signoriello

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