Quando ho deciso di cucinare da Incapacy- Puntata Zero

Io, seriamente allergica ai fornelli, ho preso in mano il libro Cucinare Stanca di Sofia Fabiani ed ecco come è andata (e prosegue tuttora)

Ho una buona penna e sono anche una buona forchetta, ma l’idea di mettermi ai fornelli mi ha spaventata per lungo tempo. La scusa era sempre la stessa: vivevo dai miei, la cucina non era adattata per la sedia a rotelle, poi tanto c’è mia sorella che cucina, da professionista. Ma poi sono andata a vivere da sola, ho lasciato che cucinasse la mia assistente ed è stato…disastroso. Allora ho preso la solenne decisione di provvedere alla mia sopravvivenza, con cose semplici, ho deciso di cominciare a guardare Masterchef non solo per gli insulti dei giudici ma anche per imparare qualcosa. Nel frattempo soffrivo di “blocco dello scrittore” e mi sono detta che dovevo smetterla di scrivere sempre la solita roba, mi sono detta che dovevo scrivere a proposito di qualcosa che desse gioia alle persone, ovvero il cibo. Quindi, suscitando l’ilarità dei parenti stretti, ho seguito un corso di scrittura enogastronomica.

Nel lontano dicembre 2021 mi sono innamorata del libro Cucinare Stanca- Manuale Pratico per Incapacy di Sofia Fabiani, perito chimico e pasticcera. Sì, è scritto con la Y e sì, era il libro che faceva al caso mio (però non subito). Mia sorella me l’ha regalato per Natale. Io l’ho aperto, cercavo il “livello zero” della cucina, come il Panda Po cercava il “livello zero” del Kung Fu. Ho svogliato il libro speranzosa e ho riso molto, perché la Fabiani ironizza su alcune situazioni potenzialmente imbarazzanti per chi non sa cucinare e sicuramente imbarazzanti per chi pensa di saper cucinare e non lo sa. Purtroppo, appena ho visto le ricette, il sorriso mi è scomparso subito dalla faccia: non erano per niente semplici, l’autrice considera “incapacy” anche chef che possono aspirare alle stelle Michelin. E veniamo a questo articolo, che non sarà un articolo solo, bensì il primo di una lunga serie. A gennaio 2023, dopo un anno che mi ero cucinata da sola molti dei miei pasti senza morire, ho preso Cucinare Stanca e, con una musica alla Sergio Leone in testa, ho detto: “a noi”. Insomma, come in Julia & Julia, sto piano piano cercando di riprodurre tutti i piatti di questo libro e ho pensato che sarebbe stato uno sforzo inutile senza poterlo condividere con voi. Tuttavia, a differenza di Julia 2, non sono rigorosa, faccio deliberatamente TUTTO quello che Sofia Fabiani (quasi mia coetanea, è del 1988) dice di non fare. Perché io sono una vera incapacy e non prendo ordini da nessuno. Forse da Bruno Barbieri. E poi, altra differenza con Julia 2: mi fermerò se l’esperimento mi stanca o diventa superiore alle mie forze, insomma lascerò l’esperimento prima che il mio fidanzato lasci me. Per il momento ho cercato di realizzare due ricette del libro, le prime, il resto lo ignoro.

Pasta in Bianco- livello zero

Il livello zero consiste nella pasta in bianco, con burro e parmigiano. Semplice, direte voi. Assolutamente no, dico io. In questi mesi ho mangiato molta pasta, che prima di solito schifavo, come qualcosa che apparteneva alla plebaglia. La cottura era sempre sbagliata, mentre gli altri finivano il piatto io lo lasciavo sempre a metà, non capivo cosa tutti ci trovassero di “divertente”. Come tutti i fuori sede, però, ho mangiato pasta, ho dovuto superare il blocco. Naturalmente dovevo annegare tutto nel sugo, perché in bianco era terribile, sempre. Finché non ho scoperto la mantecatura della pasta, un po’ grazie alla Fabiani e un po’ per le mie reminiscenze, ricordi di gente in tv che passava la pasta nella padella, ma come e perché? Ho preso il manuale e ho letto: diceva di scolare la pasta quattro minuti prima della fine della cottura, metterla in padella con quattro cucchiai di acqua di cottura, rivoltare un po’ gli spaghetti, aggiungere il burro e il formaggio grana. Ovviamente non ho calcolato niente, neanche i cucchiai d’acqua. Quindi più che una mantecatura è venuto un allagamento, ma magari fosse stato quello il problema. Il problema è arrivato quando ho aggiunto il formaggio grana (che avevo scroccato dai vicini) nella padella e si è sciolto. Immediatamente si è formata una poltiglia, che sarebbe una bontà, ma io non la sopporto, è una delle cose che mi fanno più senso al mondo. Questo manuale forse avrebbe potuto aiutarmi ad affrontare le mie paure insensate. O forse no, forse il problema non era mio, ma della ricetta, che andava contro ai miei gusti. Al secondo tentativo ho usato molta meno acqua di cottura e ho deciso di mettere il formaggio alla fine di tutto, quando la pasta era già sul piatto. Però sentivo che mancava qualcosa, non poteva esserci solo acqua e burro a rivoltarsi nella padella. Ho grattugiato una buccia di limone, non so bene il perché.
Comunque la pasta era di gran lunga la più buona che mi fossi mai cucinata da sola, e solamente al secondo tentativo e sapeva di limone il giusto, e il formaggio era perfetto così, soprattutto dal momento che lo avevano pagato i vicini.
Incapacy 0- Cecilia 1
Così ho voltato la pagina, fiduciosa che l’impresa sarebbe stata in discesa.

Articolo scritto da: Cecilia Alfier

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